Che cosa vuol dire nativo analogico?

Nativo Analogico è un termine coniato da me e che talvolta uso per definirmi.

A mio viso, questa definizione si affianca, e in un certo senso si contrappone, a quella di nativo digitale. Secondo Treccani, Nativo Digitale indica “la generazione di chi è nato e cresciuto in corrispondenza con la diffusione delle nuove tecnologie informatiche digitali […] giovani che non hanno avuto difficoltà a imparare l’uso di queste tecnologie” e che, aggiungo io, le considerano naturali.

I nativi digitali di cui spesso si parla¹, crescono in un contesto totalmente digitalizzato, senza fili e sempre connesso tra smart-phone, smart-tv, smart-dispositivi, domotica, autopilot, eccetera. Per questo LORO 😛 sono solitamente capaci di utilizzare tutti questi dispositivi nella maniera più naturale.

Pensate mia sorella, del 2008, a 2 anni e una mela giocava e scattava foto con l’iPhone di mio padre come se niente fosse!

Mi pare chiaro che spesso questa natività digitale sia vista come un grande vantaggio, ossia una marcia in più nell’utilizzare i media moderni rispetto alle generazioni precedenti. In parte è ovviamente vero, però personalmente non sono totalmente d’accordo con questa visione. Per questo ti spiego…

Perchè mi piace essere un nativo analogico

oggetti-analogici

Olivetti lettera 32 e Sekonik Serie 8 (VHS: The Aristocats).

Sono nato nel 1989 e, come tanti appassionati di tecnologia quale sono, ho sempre avuto una spiccata curiosità nel capire come funzionano gli oggetti con cui “gioco” ogni giorno. Oltre a studiare – è proprio il caso di dirlo – tutti i come e i perchè possibili, riconosco di avere avuto la fortuna di poter osservare più o meno facilmente come funzionasse ogni aggeggio elettronico che avevo in casa.

In che senso “Fortuna”? Sono contento di essere nato in un momento di passaggio cruciale del mondo digitale: dopo l’informatica e prima del WiFi!

 

Che timing! Brava mamma…

Nel marketing si sà che un buon timing può fare la differenza tra il successo e l’insuccesso di un prodotto. Secondo me noi degli anni ’80 (si, esagero) siamo arrivati nel momento giusto: abbiamo avuto modo di vivere l’esplosione del PC durante la prima metà degli anni ’90 ², e gustarci appieno il passaggio dalla macchina da scrivere al notebbok, negli anni successivi.

Amarcord: Quando ero piccolo riavvolgevo manualmente la musicassetta e mia nonna scriveva i documenti con la Olivetti. Non ricordo alcuna automazione smart ampiamente diffusa che non fosse almeno in parte meccanica. Volente o nolente, seguendo il tirante o il cavo elettrico, immaginavo e capivo come andavano le cose. [Altri casi a seguire...]

Il momento perfetto per capire come funzionavano la maggiorparte degli oggetti che oggi utilizziamo tutti i giorni, ti sembra poco? Insomma: osservare e imparare allo stesso tempo, in maniera del tutto autonoma! Figo eh?

Per il momento mi fermo, anche se dovrei spiegarmi meglio (in un prossimo post)! Che cosa ne pensate? Commentate pure, e nella II parte metterò insieme i vari pezzi. Intanto buona notte 🙂

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Temi

Riccardo Pinardi
@CAbusivo

¹ La definizione originale (Prensky, USA) indica la generazione nata dopo il 1985. Oggi spesso il termine si usa per indicare la generazione post-2000.
² Nel 1992, Windows 3.1 è stato il primo sistema operativo per PC largamente diffuso nelle famiglie italiane.

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