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La marcia in più dello storytelling (parte 1)

Qualche tempo fa ho avuto l’opportunità di ascoltare la grande Margherita Sainaghi (strategist @ Storie A Domicilio) parlare dello storytelling, ossia l’arte della comunicazione narrativa. Una novità? Tutt’altro: anche se di questo termine si sente parlare in particolar modo solo recentemente, questa pratica esiste da quando gli esseri umani hanno imparato a parlare. E, inoltre, solo negli ultimi anni anche l’industria ne ha percepito l’efficacia (e non solo in termini di marketing).

Perchè raccontarsi (storytelling)?

Perchè siamo “esseri narrativi” ed è proprio tramite il racconto che possiamo – e vogliamo (!) – emozionarci. Il punto più importante è che specialmente oggi anche il consumo è diventato narrativo: prima ancora del prodotto in se, si acquista la sua storia. È la storia infatti, che più di ogni altra cosa è capace di comunicare l’identità di un brand, ma anche di una persona, e quindi dei valori con i quali riconoscersi. Una volta creatosi il legame dato dal riconoscimento, scatta la condivisione con la community e, visto che siamo anche “animali sociali” oltre che “esseri narrativi”, ciò ha per noi una grande importanza.

È grazie ai racconti che siamo sempre riusciti a ordinare e dare un senso alle nostre esperienze, dandogli una forma concreta, comprensibile e… facile da ricordare!

Che cosa fa lo storytelling?
In tecnichese, lo storytelling crea simulazioni del reale. Ciò che si racconta dev’essere infatti in una certa maniera realistico, inizialmente per stimolare l’ascolto, poi per generare attenzione e infine per creare momenti memorabili. Detta così sembra quasi facile, ma come si fa ad essere memorabili? Non c’è una ricetta segreta che funziona in tutti i casi, ma un ottimo inizio è ascoltare e conoscere il proprio pubblico, poi impostare una strategia narrativa per connettersi con esso.

significant-objects

Oggetti e storie di Significat Objects

Ovviamente lo storytelling non è solo raccontare storie, ma deve dare risultati concreti: guardate che cos’hanno fatto i ragazzi di Significant Objects che, dopo aver raccolto numerosi oggetti “da cantina”, usati e di valore praticamente nullo, hanno poi provato a metterli in vendita collegandoli a delle storie (ad es. la scena di un crimine).

Che cosa credete sia successo?
Rispondo con due numeri: 125 $ di investimento, oltre 3000 $ di ricavi con la prima vendita.

Con questo non voglio suggerire di usare lo storytelling per raccontare frottole, piuttosto voglio sottolineare quanto il valore che diamo ad un oggetto sia influenzato dalla sua storia (o da quella che crediamo che sia la sua storia) e quindi, alla luce di questo, quanto sia importante riuscire a raccontare efficacemente tutto quello che ne ruota attorno. Ovviamente, soprattutto se si parla di brand, ci devono sempre essere serietà e professionalità, e quindi il senso etico.

L’esempio per chi si è rotto il…

Sono molti i brand che sfruttano questa modalità per raccontare i (valori, in questo caso, dei) propri prodotti, quindi ecco un esempio dedicato “a chi si è rotto il cazzo” (cit.):  [spegazione dopo il video]

Con questo video Skoda cerca di empatizzare con l’ascoltatore raccontandogli una storia che gli permetta di riconoscersi nel protagonista, o per meglio dire, nell’eroe. La storia che viene raccontata parla di un “ribelle dei nostri tempi”, immerso nelle difficoltà di tutti i giorni, in conflitto con ciò che lo circonda. Il racconto è verosimile e il conflitto porta la giusta carica di pathos per comunicare con forza proprio quei valori che Skoda vuole legare ai suoi prodotti, ossia la qualità tecnica. Ecco quindi che l’auto diventa l’oggetto magico complice di questa avventura, simbolo dell’eroe capace di fregarsene delle critiche (in quanto anche il gusto estetico delle Skoda è spesso messo in dubbio) in favore di ciò che conta davvero (in questo caso, la qualità costruttiva).

Oggi il consumo è narrativo: non si comprano prodotti, ma storie. Condividi il Tweet

Ci sarebbero ancora tanti esempi da fare e tante parole da scrivere in merito allo storytelling, ma per il momento mi fermo. In attesa di approfondire il tema da un punto di vista un po’ più tecnico, commentate pure e ditemi che cosa ne pensate 🙂

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Riccardo Pinardi
@CAbusivo

  • L'ebrezza dell'aria aperta... #fog #nebbia #ski #rossignol #winter #abruzzo #ovindoli #colleghi #amici #Mercedes… https://t.co/ph1XbmlBPB
    about 3 settimane ago
, ,
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Un progetto digitale… gustoso!

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