Spiccioli di filosofia digitale

Nei panni di un insegnante alle superiori

Ho finito di studiare* da pochi anni e, anche se durante le lezioni mi sono chiesto spesso come fosse sedersi dall’altro lato della cattedra, non avrei mai pensato di farlo in una scuola superiore, così inaspettatamente.

Invece la vita è imprevedibile e da gennaio mi trovo a insegnare Digital e Web Design a due classi di una ventina di ragazzi in un Istituto Tecnico di Cento (FE). Chi l’avrebbe mai detto?

La rivincita

La faccio breve. Io non ho vissuto affatto bene buona parte del mio passato alle scuole superiori. […] I primi anni non ero ancora abbastanza maturo per apprezzare una delle opportunità più belle che la nostra società ci offre, ma d’altro canto trovavo estremamente stupido e inutile il sistema scolastico nel quale ero inserito, e addirittura “odiavo” (eh si) alcuni dei miei professori.

Ecco perchè quando ho saputo che al di là della cattedra avrei potuto esserci io, ho accettato subito: è stato il modo per prendermi la rivincita e dimostrare (a me stesso) che si poteva fare di meglio.

Anche se il sistema fa schifo, siamo noi il sistema: sono io.

Questa esperienza è dedicata a tutti quei momenti in cui come studente, arrabbiato, mi sentivo trattato come un mero numero. Questo è per tutti quei voti che mi hanno etichettato, deludendomi, senza darmi la possibilità di esprimere mè stesso o imparare davvero. E’ dedicata a quando non mi capacitavo sul perchè avessi di fronte alcuni insegnanti tanto incompetenti da non riuscire ad ammettere nemmeno i propri (palesi) errori – e che si permettevano di giudicare tutto e tutti senza neanche provare a guardare oltre la loro cattedra.

Poi sono cresciuto 🙂 semplicemente ho… imparato!

…E lo riconosco: ho avuto anche insegnanti fantastici, persone prima di tutto appassionate. Ad ognuno i suoi pregi e i suoi difetti, ma quelli che ci hanno messo il (loro) cuore, ora sono nel mio.

Seppur pochi, ho conosciuto anche veri e propri maestri(e),
che mi hanno insegnato cose importanti nella vita.

Quest’avventura è il modo per mettermi in gioco e crescere ancora, commettendo sicuramente anche degli errori, ma con il cuore e il cervello. Per cambiare ciò che io ho sofferto.

Una classe di soli studenti

L’età dei ragazzi con i quali sto condividendo (quasi) ogni mattina è un età complicata (16-18) e d’altra parte la scuola non è decisamente un luogo facile. In classe si vivono più che altro i doveri e spesso è difficile trovare quei piaceri che apprezzeremo solo una volta usciti dall’aula per sempre. E’ una sfida.

Questa sfida inizia presto per tutti: ogni mattina alle 8.00 in punto suona controvoglia la campanella, la stessa che scandisce tutte quelle ore intrise di teorie e parole, ma soprattutto pensieri. Inutile dire che questa nuova esperienza, seppur faticosa, mi sta piacendo:

Non riesco a stare fermo dietro la cattedra: sono io per primo ad imparare qualcosa di nuovo ogni giorno.

Lì dentro, siamo tutti studenti e come tali, apprendiamo ogni giorno di più, volenti o nolenti. Non parlo necessariamente di sapere tecnico, ma anche dell’approccio e del lato umano. Ammetto che il primo momento nel quale ho aperto bocca davanti a tutti questi ragazzi/e ancora sconosciuti, quasi tremavo. In classe entrano tanti caratteri e tante esperienze differenti: è un luogo imprevedibile e sempre diverso. Sicuramente interessante, inevitabilmente emozionante.

Quando mi sono sentito dare del “lei”, stavo per ridere…

Io ho bisogno di questo “lei“? No, per niente, ma devo dire che apprezzo molto l’educazione che mi si mostra quando me lo si dice. Altra novità è che – oltre la terza persona – mi danno pure del “professore“. Una bella novità per me. Professore? Beh, come tale non posso esimermi dal tentare (per lo meno) di dare ciò che io stesso mi aspetterei: professionalità e appoggio, ma soprattutto esperienza.

Un maestro non è colui che dà i voti. “Maestro” è chi insegna e comunica, e che eventualmente si fa pure carico dell’errore (anche se poi ahimè, i voti dobbiamo darli lo stesso).

La lezione imparata

Siamo umani: non smettiamo mai di crescere.

Sono sicuro che come finirò il mio periodo nei panni del prof questi ragazzi/e mi mancheranno, perchè nel mio tentativo di passare a loro la mia esperienza, loro mi hanno già insegnato tanto.

Psssssst……! Un piccolo regalo, simbolico: questa è la vita.

  • “Prof.” Riccardo
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Riccardo Pinardi
@CAbusivo

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    about 6 giorni ago
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